CARMINA BURANA

Crediti

una produzione Spellbound realizzata con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento dello Spettacolo e dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Maiori nell’ambito dei Grandi eventi della Regione Campania

 

Prima assoluta Maiori-15 settembre 2006 nuovo allestimento per Prisma festival de Danza contemporanea, Panama 2014

 

coreografia e set concept Mauro Astolfi

 

interpreti Maria Cossu, Mario Laterza, Giuliana Mele, Claudia Mezzolla, Giovanni La Rocca, Serena Zaccagnini, Violeta Wulff Mena, Fabio Cavallo, Giacomo Todeschi

 

musiche Aleksandar Sasha Karlic, Carl Orff, A. Vivaldi

 

disegno Luci Marco Policastro

 

scene Stefano Mazzola costumi Sandro Ferrone

 

 

Note di regia

I Carmina Burana vennero ritrovati, numerosissimi (più di trecento componimenti di vario genere), in un manoscritto dell’abbazia di Benediktbeuren, da cui presero il nome. Vengono fatti risalire per la maggior parte al secolo XIII, quando non era troppo difficile, viaggiando per la Germania e la Sassonia, imbattersi nei goliardi (da cui il nome dato dalla tradizione italiana agli studenti universitari, che in realtà hanno poco o nulla da spartire con i loro omonimi medievali) o più propriamente clerici vagantes, letterati girovaghi studiosi della tradizione poetica greca e latina, cantori del vino, delle donne, del vagabondaggio e del gioco. Poesia burlesca, impudente, sovversiva: si parla senza troppi veli del corpo e della sua quotidiana avventura, se ne esplicano con gioia le funzioni, non si guarda all’altrove. Tace il linguaggio della ratio, si dimentica il decorum e si osa persino irridere audacemente al divino con le cosiddette ‘kontrafakturen’, ossia travestimenti di inni e motivi religiosi in canti profani che suonano come parodia degli evangeli, delle formule di confessione e delle litanie. Eros, dunque, riassorbe thanatos, l’homo faber si trasforma in homo ludens.

 

“Venus me telo vulneravit / aureo, quod cor penetravit”… “Venere mi ha colpito con una freccia d’oro, che mi è penetrata nel cuore”: il corpo (a differenza di quello dei dannati nei ‘Giudizi universali’ della pittura medievale che non conosce alcuna floridezza nella resurrezione, soltanto degradazione, pustole e infermità), non è mai detto animale, basso, ‘sozzo’, bensì viene innalzato, liberato e goduto, come nei versi di Ovidio, Marziale e Catullo.

 

Da questo curioso magma di scurrilità plebea e raffinatezza cortigiana Mauro Astolfi trae – o per meglio dire, deduce in piena libertà, senza alcuna intenzione filologica – una coreografia tutta giocata tra ‘larghi’ e ‘sfrenatezze’ (del resto, è un artista a cui il ritmo ‘medio’ poco o nulla si addice) che agisce lo spazio quasi a volerlo contestare, divisa essenzialmente in tre momenti che scandiscono un crescendo liberatorio: si passa da una brutale aggressione sotto il cupo rombare della pioggia battente a una parte irriverente e grottesca che allude alle giullarate, per culminare infine nell’incendium cupiditatum, lo scatenamento delle passioni, che avviene nella taberna (qui anche – come spesso anticamente – bordello), luogo di appagamento degli istinti primari… Due i simboli chiave di questo balletto, calati in un’atmosfera inquietantemente metafisica: un grande armadio (visto, si direbbe, con gli occhi dell’infanzia che tutto colorano di mistero) e una tavola. Il primo (in cui i corpi dei ballerini si vanno quasi a riporre come abiti frusti), luogo di memorie, di segreti di ‘scheletri’ ipocritamente celati; la seconda, altare sacrificale della terrena voluptas, imbandita di corpi esibiti come cibarie tentatrici (Gola e Lussuria, essendo due vizi capitali, sono figli della medesima cova)…

 

‘Carmina burana’, dunque, come temerario ‘grido’ del dissenziente che si pone di fronte all’ ‘infrazione’ senza soverchia paura e al tabù con il palese desiderio di infrangerlo sfidando consapevolmente censure e anatemi, giocando a carte scoperte la quotidiana partita contro la morte, recuperando il caos di Pan attraverso l’armonia di Orfeo, accettando la realtà senza spiritualizzarla, magari sconfinando nella ‘trivialità’ e nell’ ‘osceno’… Non si aspettano futuri compensi, ma si vive nell’oggi, riconoscenti a divinità dal volto pagano che non minacciano castighi e non promettono compensi oltre ciò che può dare l’immediata contingenza: non dèi, ma più familiari demoni, da cui lasciarsi possedere e invasare, come Eros, il quale, a dire di Platone, “è un demone grande”, e come tutto ciò che è demoniaco è “qualcosa di mezzo tra il dio e il mortale”.

 

Riccardo Reim

 

 

Estratti di rassegna stampa

 

CON LA SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET E’ VERAMENTE “DANZA D’AUTORE”
(Corriere del Mezzogiorno, marzo 2007) di Paola De Simone

Geniale per invenzione e plasticità del linguaggio corporeo contemporaneo, ardito nelle tensioni dinamiche tra le figure ed il contesto scenico – spaziale. Fra gli spettacoli più belli ed intensi recentemente proposti dal mondo della danza italiana finanziata dallo Stato merita speciale attenzione il Balletto “Carmina Burana” su musiche di Carl Orff, Caracciolo e Vivaldi…i “carmina Burana” secondo Astolfi scolpiscono con forza di raro impatti visivo i gesti e i sentimenti di un’umanità, inquieta nella gotica e cruda ombra del Medioevo, ironica e velocissima sullo sfondo del settecento vocale sacro firmato da Vivaldi. Tutti bravissimi i protagonisti in campo…di abile virtuosismo le loro torsioni, i loro slanci, di grande effetto i giochi di luce, di contrasto metrico e d’assieme tra i quali, eccelso, quello delle mille combinazioni degli interpreti nell’armadio”in taverna”, in bilico tra contenitore di prestigio e “luogo deputato” medioevale.

 

UN BELL’AFFRESCO IN STILE SPELLBOUND

(L’Arena luglio 2007)
I “Carmina Burana” ricchi di vitalità e tensione. Danzatori straordinari e carichi di energia
Di Danila Bruna Adami“…Astolfi ha restituito col movimento la stessa forza vitale della parola, lasciando in sottofondo i toni apocalittici della musica, alla quale ha alternato altre partiture, facendo così dei carmina un interessante affresco sui giovani.
…Senza pause è la coreografia di Astolfi, un movimento continuo, carico di tensione e di plasticità… Può contare su un gruppo di danzatori straordinari, dai corpi perfetti e dall’energia inesauribile, per ridisegnare efficacemente lo spazio scenico ad ogni sequenza. La scenografia di Stefano Mazzola, più che la musica, è elemento determinante: il tavolo centrale usato come praticabile o come mensa, e soprattutto l’armadio dentro il quale è danzato il pezzo finale.

 

CARMINA BURANA

(LIVEPOINT luglio 2007) Di Davide Galati
E’ sufficiente il nome per evocare tutta la potenza espressiva insita in questa raccolta di documenti poetici e musicali del Medioevo. Chi li conosce o ne ha anche solo sentito dei brani, ha ben presente la forza, la liricità e la poesia che contengono, specchio dell’età in cui sono stati composti. Riuscire a renderli vivi su un palco, facendo sì che nulla dell’originale si perda e che oltre al linguaggio della musica sia anche quello del corpo, con la danza, a parlare non è un’impresa facile.
Eppure la Spellbound Contemporary Ballet sotto la regia e la coreografia di Mauro Astolfi ci riesce in maniera ottimale e sorprendente. Andati in scena lunedì 9 nella suggestiva cornice di Corte Mercato Vecchio, i “Carmina Burana” di Astolfi presentano nove ballerini quasi perfetti nel rendere la tensione e l’impatto di quest’opera. Le coreografie giocano coi corpi in maniera tale da far diventare palpabile la tensione inquieta di quel Medioevo che risuona nelle musiche dei Carmina, a volte sembra di vedere le Grazie della Primavera del Botticelli, ma è solo un attimo, solo una postura perché l’età non è quella del Rinascimento, i gesti infatti sono inquieti, pieni di forza, scevri di dolcezza e linearità: è il gotico che diventa danza. Ma il linguaggio del corpo è contemporaneo, plastico, virtuoso, ricco di slanci e di contrazioni, un contrasto che segue la musica e ne diventa naturale estensione.
Non mancano momenti allegri e divertenti, sulle musiche di Vivaldi, ma indimenticabile è il gioco dei corpi che avviene all’interno dell’armadio, tabernacolo profano, contenitore di corpi in continuo movimento quasi a indicare la magia e il mistero dell’intero periodo medievale, ma anche la sua enorme vitalità. Uno spettacolo ricco di sensazioni, con un’ottima regia e bravissimi interpreti.

 

CARMINA BURANA

( TEMPO STRETTO di Messina, luglio 2007) di Grazia Tardiolo
Una danza incredibilmente dirompente, fatta di vitalità e ritmo, ha catturato, nella serata di ieri, il gremito pubblico del Nuovo Giardino Corallo. Il balletto, rimaneggiato secondo la regia e la coreografia del grande Mario Astolfi, diviene espressione di spiriti inquieti… Un viaggio contemporaneo, affrontato sulle note di Orff, Caracciolo e persino Vivaldi, espressione dell’inquietudine dei “clerici vagantes”, detti anche “goliardi”. Dalla profondità della loro poesia il corpo, unito all’armonia del movimento, traduce in linguaggio universale il piacere e la libertà. Così, gli otto ballerini, apparendo e dileguandosi dietro le ante di un armadio, hanno incarnato la vivacità, la verve, la grinta di una gioventù desiderosa di infrangere la rigidità degli schemi medievali.
…E proprio a quella medesima forza punta l’impeccabile lavoro di Mauro Astolfi, in grado di rendere il corpo strumento di comunicazione delle inquietudini e delle tensioni di un’epoca che imprigiona i suoi stessi fautori.

 

GOLIARDI DANZANTI NELL’ARMADIO


(Corriere della sera, 11 agosto 2008) di Valeria Crippa


“Una coreografia che sfida l’energia dei pripri interpreti, punteggiata da torsioni, prese, slanci, sotto luci che tagliano il racconto. L’azione ruota intorno a un tavolo mensa che diventa altare sacrilego per gola e lussuria. Con un finale sorprendente, danzato in un armadio in cui tutto si raccoglie e si nasconde, metafora della maschera e del teatro.”
INTENSI E TRASCINANTI “CARMINA BURANA”
(La Cronaca di Cremona, 12 agosto 2008) Di Eleonora Olivi
“..La coreografia, affidata a una raffinatissima Spellbound Contemporary Ballet si è rivelata un compendio perfetto dei “carmina”: grazie alla forza narrativa della danza , musica e versi hanno rivelato un rinnovato vigore. Il tutto attraverso un linguaggio contemporaneo e innovativo, reso attraverso una serie di quadri scenici giocati tra ampi adagi e sfrenati eccessi , che hanno conquistato, da subito, il favore del numeroso pubblico presente…Musiche e scenografia hanno contribuito a ricreare, in modo davvero incisivo, un’atmosfera che ha spaziato nei contrasti tra sacro e profano, tra antico e contemporaneo, in una dimensione marcatamente metafisica , ma a tinte decisamente forti. Il tutto attraverso un ritmo forsennato che, quadro dopo quadro, ha messo in luce le straordinarie doti tecnico interpretative di tutti i componenti della Compagnia. Da applausi. “

Spellbound Contemporary Ballet
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