LE QUATTRO STAGIONI

CREDITI
una Produzione Spellbound Contemporary Ballet con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa

 

Debutto: 6 marzo 2010 , Pisa – Teatro Verdi

 

coreografia e set concept Mauro Astolfi

 

interpreti Maria Cossu, Mario Laterza, Giuliana Mele, Claudia Mezzolla, Giovanni La Rocca, Cosmo Sancilio, Yadira Rodriguez Fernandez, Violeta Wulff Mena, Fabio Cavallo

 

musiche originali Luca Salvadori

 

musiche Antonio Vivaldi

 

disegno luci Marco Policastro

 

elaborazioni video Enzo Aronica

 

scene Esse a Sistemi

 

Durata 70’

 

video

VIDEO1

 

 

Note di regia

 

Le mie quattro stagioni
Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal susseguirsi delle ”stagioni” con tutta la simbologia annessa, i suoi simboli atmosferici… si percepisce un significato molto profondo, meno visibile, ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno soggettivi. Le “mie” Quattro Stagioni abitano fuori e dentro una piccolo spazio, che si innalza, trascina e soffoca a momenti… ma che ripara, unisce, protegge… sembra una casetta, ma è una nave, un albero… un posto misterioso da cui osservare le stagioni che mutano,un posto da dove partecipare in prima persona al ciclo della natura che si rinnova… e l’autunno, non solo foglie che cadono, la primavera, non solo fiori che spuntano… ma una natura dentro di noi, un rituale magico primordiale… un evento che si immagina,poi si cerca di imitare,poi si cerca di impossessarsi del spirito stesso dell’evento. Gli eventi si evocano per diventarne parte integrante,partecipando al dramma della natura che muore… ma vedere un po’ più in là il seme della futura rinascita. Spellbound Contemporary Ballet vive questa avventura sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi… quando è sera si torna a casa.
Mauro Astolfi

 

Altre musiche per le stagioni
L’alternarsi delle stagioni è come un cerchio che si chiude e ricomincia, una spirale continua, senza interruzioni, sempre diversa e sempre uguale; la musica sarebbe una materia ideale per raccontare questo ciclo di perenni ripetizioni variate ma è inadeguata a renderne la concretezza, quella solida realtà che regola la vita sulla terra.
Per questo ho deciso di usare frammenti musicali eterogenei che di volta in volta accendessero un piccolo riflettore su un dettaglio significativo: i suoni della natura, le voci degli uccelli, un ritmo di danza, una melodia modale dal sapore arcaico, sonorità elettroniche astratte, il suono di uno strumento insolito come la glassharmonica o il flauto basso, ad esempio. Come dire, un caleidoscopio di situazioni che si riunissero, di volta in volta, sotto l’etichetta di una “stagione” per offrire una chiave di lettura parziale, evocativa più che esplicativa: suggestioni in luogo di spiegazioni.
Il confronto con il capolavoro di Vivaldi ho cercato di virarlo in positivo (la sfida sarebbe stata persa in partenza, ovviamente) provando a considerarlo una risorsa dialettica: complementarietà nelle differenze, ricchezza raggiunta dall’avere più punti di osservazione per mettere a fuoco un oggetto sfuggente. Di conseguenza vi ho accostato materiali e stili eterogenei, come immaginando la complessità di un paesaggio sonoro che nelle mutazioni cerca una delle ragioni di esistere.
Queste musiche sono state pensate per la danza, per le coreografie di Mauro Astolfi, e quindi sono nate col desiderio di volersi completare altrove, fuori dalla dimensione del puro suono, e consapevoli che, una volta entrate nel cerchio magico dei corpi in movimento, avrebbero ricevuto in cambio qualcosa.
Forse la misteriosa spirale di intersezioni e reciproche influenze tra musica e danza è un altro modo per rappresentare la mutevolezza inafferabile delle stagioni.
Luca Salvadori

 

Il corpo è la casa
la Pelle le pareti del nostro Mondo. Le Stagioni trasudano i loro umori, Stati Interiori che evaporano attraverso i pori di quelle mura e si fanno Luce, Movimento, Mutazione.
è l’inclinazione dell’asse di rotazione che determina il cambiamento del nostro Corpo, della nostra Casa, e così muta l’angolo dei raggi che ne raggiungono la superficie: e, nella Trasformazione, quei raggi si fanno Luce e raccontano l’Acqua, la Terra, il Fuoco, l’Aria.
Enzo Aronica

 

 

ESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA

 

Da Vivaldi ad Astolfi Le Quattro Stagioni: un capolavoro in anteprima assoluta al Verdi
di Pisa (da teatrionline).
“…Le Quattro Stagioni è finora il fulcro della stagione di Danza del teatro Verdi: è il punto d’arrivo di tanti spettacoli che l’hanno preceduto e ne hanno preparato con la loro bellezza il terreno, anzi hanno affinato il gusto artistico del pubblico per portarlo a quest’acme di piacere. Altri spettacoli altrettanto belli seguiranno ma questo capolavoro di Astolfi segnerà la stagione, vuoi perché ha scelto come banco di prova il Verdi di Pisa per presentare al mondo Le Quattro Stagioni, vuoi perché è proprio meritato il successo riscosso presso il numeroso pubblico in sala.”

“La Spellbound canta la nostalgia” La Nuova Venezia 18 aprile 2011 di Roberto Lamantea
“…La scrittura delle Quattro Stagioni è insieme astratta, lirica, atletica, i bravissimi ballerini della Spellbound disegnano linee e geometrie perfette, ariose o delicate, morbide o vorticose. Le quattro stagioni è anche un’elegante scrittura sul tempo, rallenta nell’oscurità, diviene un vortice nella tempesta.
Ma ha un timbro, Le quattro stagioni, che forse ne rivela la filigrana segreta: è un canto della nostalgia. In una scena, bellissima,sul muro della casa viene proiettata la figura di una donna e quell’ologramma dialoga con un ballerino, svanisce,torna, è vicina e irraggiungibile perché è, forse, solo un ricordo o un rimpianto. Questo fluire del tempo dà al lavoro, una tonalità struggente. Come in Les jardins des souvenirs di Malou Airaudo, Blind Moment di Harri Kuorelahti, Maggio della milanese Corte Sconta, certi lavori di Susanne Linke, molti di Pina Bausch. Stilisticamente il teatrodanza di scuola tedesca qui è lontano, ma forse c’è una sensibilità comune, tutta europea, che arriva fino alle Quattro stagioni della Spellbound. Forse uno dei lavori migliori di Astolfi.”

 

“Le Quattro stagioni il mistero della natura“ L’Arena 18 aprile 2011 di Alessandra Galetto

“…Protagonista assoluta resta la musica, quella di Vivaldi, ma anche quella originale di Luca Salvatori: le note del grande compositore veneziano rivivono, infatti,intrecciandosi con le incursioni contemporanee di Salvatori, in una sovrapposizionedi linguaggi e stili differenti che fa da contrappunto alla danza dei nove ballerini in scena (Sofia Barbero, Giuliana Mele, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Marioenrico D’Angelo, Michelangelo Puglisi, Giacomo Todeschi, Marianna Ombrosi, Gaia Mattioli), capaci di muoversi come un corpo unico, un organismo vivente che pulsa, soffre, gioisce, condivide.Unico elemento scenografico, una grande casa bianca, stilizzata, essenziale, un indecifrabile cubo con una finestra, da cui continuamente appaiono e spariscono i danzatori: metafora forse della natura stessa, che prende e restituisce, rapina e poi consegna…. I ballerini saltano, strisciano, rotolano, in un mix di accelerazioni, fughe e stasi che creano una trama di movimenti ora sincronici, ora sfasati, che bene mimano il ciclo delle stagioni, oggetto di sperimentazione e ricerca coreografica che si concretizza in un’insolita e armoniosa commistione di generi, a testimoniare lo stretto rapporto dell’uomo con il mondo circostante. Ne risulta uno spettacolo poetico e intenso, immediato e profondo, capace di far avvertire una pascoliana meraviglia di fanciullo di fronte alla forza straripante del creato.” Una grande casa bianca, stilizzata, essenziale, un indecifrabile cubo con una finestra, da cui continuamente appaiono e spariscono i danzatori: metafora forse della natura stessa, che prende e restituisce, rapina e poi consegna…. I ballerini saltano, strisciano, rotolano,
in un mix di accelerazioni, fughe e stasi che creano una trama di movimenti ora sincronici, ora sfasati, che bene mimano il ciclo delle stagioni, oggetto di sperimentazione e ricerca coreografica che si concretizza in un’insolita e armoniosa commistione di generi, a testimoniare lo stretto rapporto dell’uomo con il mondo circostante. Ne risulta uno spettacolo poetico e intenso, immediato e profondo, capace di far avvertire una pascoliana meraviglia di fanciullo di fronte alla forza straripante del creato.”

 

“Spellbound Contemporary Ballet. Le Quattro stagioni, silenzioso brulichio della vita”
Teatro.org 30marzo 2011 di Tania Mastrangioli

“…Le Quattro Stagioni sono essenza pura. Linearità. Privazione volontaria di orpelli. L’unica “complessità” è data dalla coreografia. Il corpo dei danzatori è quasi scomposto per cogliere con ogni singola parte di esso ogni più piccolo accento musicale suggerito dagli archi prestigiosi di Vivaldi. I corpi si intrecciano, contorcendosi in passi a due in cui i danzatori mantengono costantemente il contatto, dando a tratti la sensazione di inglobare l’uno nell’altro…Sotto l’apparente semplicità di scene e costumi si nasconde una complessità meravigliosa come il susseguirsi silenzioso delle stagioni cela in sé il brulichio continuo della vita.”

 

 

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